Occhio ai Miti

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 Rino Gaetano, re del non-sense, il talento libero per antonomasia, il disimpegnato quando tutti erano impegnati…proprio lui sta spopolando tra i ragazzi della nostra generazione.

Rino versione Gianna

Rino versione Gianna

Io personalmente l’ho conosciuto pochi anni fa, quando parlare di lui ritornò in voga a causa della partecipazione di Paolo Rossi a Sanremo (interpretò una sua canzone inedita) e a seguito della fiction Rai interpetata da Claudio Santamaria. In questi anni, proprio per questo rinnovato successo, è stato facile affezionarsi a lui e al suo repertorio. Una conoscenza approfondita di Rino si può però avere solo se ci si allontana da queste rappresentazioni di lui e si scava negli archivi Rai, trovando quelle che furono le sue apparizioni pubbliche e le sue dichiarazioni.

Proprio durante questa indagine, mi è capitato di riflettere su quanto Rino fosse “avanti” per il momento storico in cui viveva. L’accostamento tra il suo modo di vedere la vita e quello che caratterizza i giovani d’oggi è forse azzardato, ma i punti che mi permettono di affermarlo sono numerosi.

Rino innanzitutto è morto giovane, troppo giovane, vittima di un incidente stradale; questo triste epilogo permette alla sua immagine di cristallizzarsi nel tempo e di restare eternamente giovane.

Egli era solito presentarsi in pubblico, per le sue esibizioni, vestito in modi originali e provocatori. Questa sua tendenza può essere interpretata come un desiderio di nascondersi dietro a tali travestimenti, ma al tempo stesso gli permetteva di connotarsi, tramite essi, agli occhi del pubblico. I suoi vestiti sembravano urlare quanto lui non si prendesse sul serio, nascondendo un po’ la vera profondità dei suoi pensieri. I ragazzi d’oggi, sempre più spesso, adottano la stessa tecnica per proteggersi: oggi le sfide della vita sono più dure e spaventose che mai, i giovani hanno paura ad affrontarle, ma non denunciano le loro insicurezza a parole, bensì con i loro abbigliamenti.

In secondo luogo Rino era politicamente disimpegnato, disilluso ed anarchico; oggi la maggior parte dei giovani non ha figure politiche di riferimento e tende così a percepire gli aspetti più grotteschi e buffi delle ideologie…proprio come Rino denunciava.

Infine ci tengo a ricordare la semplicità del suo fare musica, diretto e senza fronzoli, che arriva dritto al cuore e alle orecchie di chi lo vuole capire, di chi è pronto a giocare con lui. Questo mondo intimo che Rino sapeva creare difendeva lui e i suoi fan da chi non era pronto a capirli.

Vediamo una trasmissione televisiva in cui intervengono Rino, Susanna Agnelli e Maurizio Costanzo. Questi ultimi due sono entrambi citati in una famosa canzone di Rino, Nuntereggae più. Il filmato ci offre la possibilità di capire come era netta la distinzione tra chi capiva la genialità del cantautore, o quantomeno era disposto ad ascoltarlo, e di chi invece era sordo alla sua musica.

In conclusione devo dire che non tutti i giovani d’oggi lo conoscono e lo apprezzano, ma quelli che hanno avuto l’occasione di ascoltarlo sono rimasti colpiti…forse noi lo avremmo apprezzato di più rispetto a chi ha avuto il privilegio di vederlo dal vivo.

 

Nel prossimo post parlerò dell’unico cantante che Rino ammetteva di apprezzare molto, Fred Buscaglione.

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 In questo post è mia intenzione proporre una interpretazione divertente ed originale del mito di Narciso. L’autore della poesia Narciso che trasciverò è Jacques Prevert.

Il mito di Narciso ci racconta la triste sorte di questo ragazzo dall’aspetto meraviglioso, così meraviglioso che l’unica persona che riesce ad amare è se stesso. Fin dal giorno della sua nascita Tiresia predice la sua violenta morte, la profezia recitava così: “vivrà finchè non conoscera se stesso”. La madre di Narciso fa tutto il possibile per salvarlo, eliminando dalla loro dimora ogni superficie riflettente, in modo che lui non possa vedere la sua incantevole figura per intero.

Il giovane passa le sue giornate ad ammirare le sue forti membra, suscitando non poco interesse tra le giovani. Un giorno si innamora di lui Eco, la ninfa condannata da Era a poter ripetere solo l’ultima parola che gli altri pronunciano; ella tenta inutilmente di far comprendere a Narciso i suoi sentimenti, ma il ragazzo sdegnosamente la rifiuta, portandola così alla morte.

Proprio a causa di questa sua superbia, la dea Memesi decide di punirlo: durante un giorno molto caldo la dea gli causa una sete irresistibile, portandolo così nei pressi di un ruscello. Il giovane, chinatosi per bere, vede la sua immagine riflessa e se ne innamora. Ogni suo approccio risulta ovviamente vano e, nello sporgersi per raggiungere il suo unico amore, egli cade ed annega.

Il personaggio di Narciso, pur con i suoi eccessi, ci racconta la vanità e la superficialità dei giovani, belli nel corpo, ma troppo acerbi nel cuore per poter godere pienamente della vita. C’è un aspetto del corpo statuario del nostro protagonista che viene ignorato nei miti antichi, ma che senza dubbio lui era in grado di vedere ed apprezzare…vediamo come il poeta ridicolizza la supeficialità del giovane e legge il suo suicidio in questa ottica innovativa:

 

Nudo si bagna Narciso

e fanciulle graziose vengono a vederlo

Narciso esce dall’acqua le avvicina e s’accorge

di non essere più come prima

Di lui qualcosa è mutato

S’accarezza con la mano

meravigliato di mostrare senza volere senza sapere

come un giovane stallone

le prove della sua virilità che nasce

Torna nell’acqua

più abbagliato che impacciato

E guarda le fanciulle

e

mezzo immerso nell’acqua ancora si guarda

E per un

fenomeno di rifrazione

vede un bastone spezzato

Così s’annega

Infantile deluso disperato.

 Può sembrare eccessivo e crudele, ma senza dubbio è plausibile!