Occhio ai Miti

Archive for the ‘miti antichi’ Category

Questo ultimo post (almeno per il momento) lo voglio dedicare a una delle mie passioni più grandi e sentite: il gatto. Nella mia modesta esperienza di gattofila ho avuto a che fare con due mici, molto diversi tra loro, ma ugualmente importanti: il maestoso gatto nero di quasi-razza e il teppistello di strada molto desideroso di coccole. Entrambi mi hanno dato tanto e proprio per questo occorre che io li citi.

 

Le mie due pesti in un momento affettuoso

Le mie due pesti in un momento affettuoso

 

Il rapporto umano con i felini ha antichissime origini: ricordiamo per esempio che gli egizi lo veneravano e che ha sempre aiutato l’uomo nella sua lotta contro i roditori. Al giorno d’oggi il gatto ti offre principalmente compagnia ed è un compagno dolce, ma severo al tempo stesso. Come esempio significativo del diverso carattere tra gatti e cani vi riporto questo simpatico aneddoto:

 

COME SOMMINISTRARE UNA PILLOLA AD UN GATTO

1) Prendete il gatto e sistematelo in grembo tenendolo col braccio sinistro come se fosse un neonato. Posizionate pollice e indice sui rispettivi lati della bocca del gatto ed esercitate una pressione delicata ma decisa finche’ il gatto apre la bocca. Appena il gatto apre la bocca, inserite la pillola in bocca. Consentite al gatto di chiudere la bocca, tenetela chiusa e con la mano destra massaggiate la gola per invogliare la deglutizione.

2) Cercate la pillola in terra, recuperate il gatto da dietro il divano e ripetete il punto n. 1.

3) Recuperate il gatto dalla camera da letto e buttate la pillola ormai molliccia.

4) Prendete una nuova pillola dalla confezione, sistemate il gatto in grembo tenendo le zampe anteriori ben salde nella mano sinistre. Forzate l’apertura delle fauci e spingete la pillola in bocca con il dito indice della mano destra. Tenetegli la bocca chiusa e contate fino a dieci.

5) Recuperate la pillola dalla boccia del pesce rosso e cercate il gatto nel guardaroba. Chiamate qualcuno ad aiutarvi.

6) Inginocchiatevi a terra con il gatto ben incastrato tra le gambe, tenete ben salde le zampe anteriori e posteriori. Ignorate il leggero ringhiare del gatto. Dite al vostro aiutante di tenere ben salda la testa con una mano mentre inserisce un abbassalingua di legno in bocca. Inserite la pillola, togliete l’abbassalingua e sfregate vigorosamente la gola del gatto.

7) Convincete il gatto scendere dalle tende. Annotate di farle riparare. Scopate con attenzione i cocci di statuine e vasi rotti cercando di trovare la pillola. Mettete da parte i cocci con la nota di re-incollarli piu’ tardi e, se non avete trovato la pillola, prendete un’altra pillola dalla confezione.

8 ) Avvolgete il gatto in un lenzuolo e chiedete al vostro aiutante di tenerlo fermo usando il proprio corpo in modo che si veda solo la testa del gatto. Mettete la pillola in una cannuccia, forzate l’apertura delle fauci del gatto aiutandovi con una matita e usando la cannuccia come cerbottana posizionate la pillola in bocca al gatto.

9) Leggete il foglietto illustrativo del farmaco per controllare che non sia dannoso per gli esseri umani. Bevete un succo di frutta per mandare via il saporaccio. Medicate il braccio del vostro aiutante e lavate il sangue dal tappeto usando acqua fredda e sapone.10) Recuperate il gatto dal garage dei vicini. Prendete un’altra pillola. Incastrate il gatto nell’anta dell’armadio in modo che si veda solo la testa. Forzate l’apertura delle fauci con un cucchiaino. Ficcategli la pillola in gola usando un elastico a mo’ di fionda.

11) Cercate un cacciavite nella vostra cassetta degli attrezzi e rimettete a posto l’anta dell’armadio. Medicatevi la faccia e controllate quando avete fatto l’ultima antitetanica. Buttate la maglietta e indossatene una pulita e intatta.

12) Telefonate ai pompieri per recuperare il gatto dall’albero del dirimpettaio. Chiedete scusa al vostro vicino di casa che rincasando ha sbandato e ha fracassato la macchina contro il muro per evitare di investire il vostro gatto impazzito che attraversava la strada di corsa. Prendete l’utlima pillola dalla confezione.

13) Legate le zampe anteriori e le zampe posteriori del gatto con un corda e legatelo al piede del tavolo. Cercate i guanti da lavoro e indossateli. Inserite la pillola nella bocca del gatto facendola seguire da un grosso pezzo di filetto di manzo. Tenete la testa del gatto in posizione verticale e inserite 2 bicchieri di acqua in modo da assicurarvi che abbia ingoiato la pillola.

14) Dite al vostro aiutante di portarvi al pronto soccorso, restate seduti pazientemente mentre i dottori ricuciono le vostre dita alla mano ed estraggono i frammenti di pillola dall’occhio destro. Sulla strada per tornare a casa fermatevi al negozio di arredamento per comprare un nuovo tavolo.

15) Telefonate alla Protezione Animali per vedere se possono prendersi cura di un gatto mutante. Telefonate al piu’ vicino negozio di animali per vedere se ci sono in vendita dei criceti.

COME SOMMINISTRARE UNA PILLOLA AD UN CANE

1) Avvolgetela in un pezzo di carne…

Questa storiella, per quanto esagerata, rende omaggio al carattere dominante del gatto. Per questa sua peculiarità viene spesso accusato di essere poco affettuoso, ma non c’è nulla di più sbagliato: il gatto sceglie il suo padrone tra i componenti del nucleo famigliare (ovviamente lo sceglie lui) e il fortunato sarà sepolto da coccole e musate piene di dolcezza.

C’è ancora un aspetto del gatto che occorre ricordare: lo sguardo magnetico e penetrante. I suoi occhi riescono a spaventare chi li guarda, ma anche a incantare. In tal senso mi avvalgo dell’aiuto del caro Baudelaire, amante dei felini e anche delle donne. Egli crea un suggestivo paragone tra lo sguardo del suo gatto e quello della sua amata…la capacità di seduzione di un felino è infatti paragonabile a quella di una bella donna. 

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
trattieni le unghie della zampa,
e lasciami sprofondare nei tuoi begli occhi striati
di metallo e d’agata.
Quando le dita indugiano ad accarezzare
la tua testa e il dorso elastico
e la mano s’inebria del piacere di palpare
il tuo corpo elettrico,
vedo la mia donna in spirito. Il suo sguardo
come il tuo, amabile bestia,
profondo e freddo, taglia e fende come un dardo,
e, dai piedi fino alla testa,
un’aria sottile, un minaccioso profumo
circolano attorno al suo corpo bruno.

Proviamo tutti ad imparare da loro…per quanto mi riguarda comincio dall’osservare i miei due, chissà se funzionerà!

Annunci

 

E’ festa grande tra gli abitanti dell’Olimpo: si sposano Peleo e Teti. Per chi non si ricordasse chi sono, vi basti sapere che dalla loro unione nacque Achille. In questa lieta occasione Zeus si adopera per organizzare una festa grandiosa , senza precedenti( ai tempi nostri sarebbe stato un pr di prima categoria). Per non turbare la serenità degli augusti ospiti, decide di non invitare Eris, la dea della discordia. Ricordiamo a questo punto che questo tipo di errore è diffuso: anche Malefica nella Bella addormentata e Ade in Hercules non furono invitati, scatenando così un gran putiferio. 

Rubens, Il giudizio di Paride

Rubens, Il giudizio di Paride

La dea Eris non è da meno: lancia tra gli invitati un pomo d’oro su cui c’è scritto “alla più bella”. Questo espediente andava a nozze con la presunzione delle dee greche, soprattutto con quella di Era, Atena e Venere…esse si avventano immediatamente sulla mela, convinte di meritarla più di tutte. Zeus si rende conto della gravità della situazione e, riconoscendo la sua parzialità (la dea Era, per quanto ornata da corna spaventose, era comunque sua moglie), affida l’arduo compito di giudicare la situazione al più bello tra i mortali…Paride, principe troiano.

Il caro Paride in quel momento stava pascolando un gregge e, di punto in bianco, si ritrova assalito da quelle tre furie che cercano di convincerlo; le dee hanno numerose armi a disposizione e sono intenzionate ad usarle fino in fondo: Atena offre al giovane lla sapienza, oltre alla possibilità di superare le leggi di natura; Era gli offre una ricchezza sconfinata e terre per saziare la sua sete di potere…la più furba è come sempre Venere, l’unica che capisce veramente gli uomini e i loro interessi: a Paride non interessa la conoscenza, il potere o la ricchezza…essendo un bel giovane, dai normali appetiti, vuole semplicemente una donna con cui saziarli. Mettere in gioco se stessa non sarebbe stato leale, quindi Venere gli offre la più bella tra le mortali come futura sposa, Elena, moglie del re Menelao. A liberare la sua bella dall’attuale marito ci avrebbe pensato lei…

Inutile dire l’esito della gara: Venere vince e mette il pomo tra i suoi infiniti trofei. La scelta di Paride porta successivamente alla guerra di Troia. Tale guerra è da vedersi come una punizione nei confronti del giovane. A questo punto mi preme dire che Paride è stato fregato da Venere: la dea non si preoccupò minimamente delle possibili conseguenze della sua offerta e il giovane segì il proprio istinto ormonale. Siamo d’accordo che rubare la mogle altrui non sia proprio un’azione lodevole, ma se fosse solo per quello al mondo d’oggi saremmo tutti in guerra. Questo mio post, oltre a raccontarvi questo mito divertente (mi sono sempre immaginata le tre dee che si strappano I capelli in preda all’isteria) vorrebbe riabilitare l’immagine di Paride, vittima anche lui della crudeltà delle dee. Egli aveva solo voglia di innamorarsi…

 

“The greatest thing you’ll ever learn is just to love and be loved in return..” 

 Citazione dal film Moulin Rouge. Forse che Paride fosse il primo dei romantici?

 In questo post è mia intenzione proporre una interpretazione divertente ed originale del mito di Narciso. L’autore della poesia Narciso che trasciverò è Jacques Prevert.

Il mito di Narciso ci racconta la triste sorte di questo ragazzo dall’aspetto meraviglioso, così meraviglioso che l’unica persona che riesce ad amare è se stesso. Fin dal giorno della sua nascita Tiresia predice la sua violenta morte, la profezia recitava così: “vivrà finchè non conoscera se stesso”. La madre di Narciso fa tutto il possibile per salvarlo, eliminando dalla loro dimora ogni superficie riflettente, in modo che lui non possa vedere la sua incantevole figura per intero.

Il giovane passa le sue giornate ad ammirare le sue forti membra, suscitando non poco interesse tra le giovani. Un giorno si innamora di lui Eco, la ninfa condannata da Era a poter ripetere solo l’ultima parola che gli altri pronunciano; ella tenta inutilmente di far comprendere a Narciso i suoi sentimenti, ma il ragazzo sdegnosamente la rifiuta, portandola così alla morte.

Proprio a causa di questa sua superbia, la dea Memesi decide di punirlo: durante un giorno molto caldo la dea gli causa una sete irresistibile, portandolo così nei pressi di un ruscello. Il giovane, chinatosi per bere, vede la sua immagine riflessa e se ne innamora. Ogni suo approccio risulta ovviamente vano e, nello sporgersi per raggiungere il suo unico amore, egli cade ed annega.

Il personaggio di Narciso, pur con i suoi eccessi, ci racconta la vanità e la superficialità dei giovani, belli nel corpo, ma troppo acerbi nel cuore per poter godere pienamente della vita. C’è un aspetto del corpo statuario del nostro protagonista che viene ignorato nei miti antichi, ma che senza dubbio lui era in grado di vedere ed apprezzare…vediamo come il poeta ridicolizza la supeficialità del giovane e legge il suo suicidio in questa ottica innovativa:

 

Nudo si bagna Narciso

e fanciulle graziose vengono a vederlo

Narciso esce dall’acqua le avvicina e s’accorge

di non essere più come prima

Di lui qualcosa è mutato

S’accarezza con la mano

meravigliato di mostrare senza volere senza sapere

come un giovane stallone

le prove della sua virilità che nasce

Torna nell’acqua

più abbagliato che impacciato

E guarda le fanciulle

e

mezzo immerso nell’acqua ancora si guarda

E per un

fenomeno di rifrazione

vede un bastone spezzato

Così s’annega

Infantile deluso disperato.

 Può sembrare eccessivo e crudele, ma senza dubbio è plausibile!

 

Oggi vi parlo di Enrico VIII,

Il nostro filiforme paziente, Enirico VIII

Il nostro filiforme paziente, Enirico VIII

Re di Inghilterra dal 1522 al 1547, data della sua morte. Egli è storicamente noto per il notevole numero di mogli che ebbe, sei, e per la rottura con la Chiesa di Roma che ha dato vita alla Chiesa d’Inghilterra (il collegamento tra le due cose è abbastanza ovvio). La sua storia è ricca di eventi e decisioni interessanti e proprio queste sue stranezze sono alla base della mia teoria psicologica: il re era afflitto da megalomania. Vediamo il perchè:

 

MEGALOMANIA: questa malattia è osservabile da chi ha la possibilità di vivere a stretto contatto con il malato. I sintomi principali sono la tendenza a vivere in un mondo “privato” e a fare qualunque cosa, incluso danneggiare le persone che si hanno intorno, per ottenere ciò che si desidera. Nel nostro augusto paziente queste caratterisitche sono molto forti: egli, appena salito al trono, rivoluziona drasticamente la corte inglese secondo i suoi gusti, ignorando lo stupore dei consiglieri reali; il suo agire determinato è stato inoltre la causa di innumerevoli esecuzioni frettolose, non ultime quelle di due delle sue mogli.

Un megalomane nasconde sotto questi comportamenti una tendenza alla depressione dovuto ad una scarsa considerazione della propria persona, questo nel caso di Enrico è senza dubbio dovuto al comportamento del padre, il quale non lo ha mai ritenuto in grado di sostenere il ruolo di Re. Proprio a causa di questa latente depressione il malato tenderà a lasciarsi andare nel corso della vita, fino ad abbandonarsi ad una fine ingloriosa (il re morì obeso, tanto che non riusciva nemmeno a muoversi).

 

Occorre sottolineare come queste tendenze fossero diffuse tra i regnanti di allora, ma senza dubbio Enrico VIII è un perfetto esempio di megalomane, eternamente insoddisfatto, eternamente in discussione, eternamente solo.

Venere e la sua bellezza trionfale

Venere e la sua bellezza trionfale

 

Oggi parliamo della divina Venere, altrimenti detta Afrodite, dea della bellezza, dell’amore e della passione. Che dire, proprio una che lasciava tutti i lumaconi di allora a bocca aperta!

Uno degli aspetti più importanti degli dei era la loro componente umana molto marcata: le disgrazie terrene venivano spesso interpretate come segni dell’ira divina e, perchè no, di qualche piccolo capriccio. In questa ottica dobbiamo dire che Venere era la più citata, sempre pronta a distruggere tutte le mortali che dessero ombra alla sua bellezza, gelosa e crudele come una qualsiasi donnetta inacidita.

 

Con queste premesse il collegamento è stato facile e provarlo ancora di più: Venere è senza dubbio una di quelle suocere che rendono la vita impossbile alla sfortunata nuora, suscitando i peggiori istinti anche nella più mite delle fanciulle. La prova è riscontrabile nella famosa favola di Apuleio Amore e Psiche. Gli elementi da analizzare sono molti, soprattutto grazie alla naturale predisposizione della dea verso questo ruolo.

 

Venere si interessa per la prima volta della giovane Psiche quando sente che tra le mortali c’è un fanciulla che può dirsi ancor più bella di lei…la rabbia la acceca e ordina a suo figlio Amore (tipico esempio di mammone impunito) di andare da lei e umiliarla facendola innamorare di un mostro. Possiamo senza dubbio notare che non era animata da compassione, la dea voleva distruggere la povera Psiche, ridicolizzando la sua fama senza pietà.

PRIMO ELEMENTO TIPICO DEL COMPORTAMENTO DELLA SUOCERA= accanimento contro la vittima

 

Purtroppo per Venere il piano non funziona. Infatti quell’imbranato di Amore, arciere di professione, altro non riesce a fare che ferirsi con la freccia che doveva scagliare, innamorandosi cosi perdutamente della giovane Psiche. Un vero disastro…se dovesse scoprirlo sua madre la sua ira sarebbe incontenibile.

Da bravo figlio cosa decide di fare? Decide di rapire Psiche per amarla in segreto senza che l’invadente madre senta minacciato il suo primato nei confronti del rampollo (classico esempio di mancanza di spina dorsale di un maschio medio). La soluzione è molto semplice: Psiche non dovrà mai capire chi è il suo amante e il segreto sarà così mantenuto. Psiche a questo punto ci mette del suo, lei è infatti caratterizzata da una incontenibile curiosità che la spinge a rompere il patto con Amore per guardarlo alla luce di una lanterna. Devo proprio dire che si erano trovati per quanto riguarda la goffaggine, visto che la giovane fa cadere dell’olio bollente sul petto dell’amante, il quale fugge immediatamente per non farsi mai più vedere.

 

Situazione perfetta per la crudele suocera, se non fosse per la curiosa idea di Psiche di cercare il suo amato per tutto il mondo, facendo così scoprire alla dea l’inganno del figlio.

Fuoco alle polveri…Amore viene chiuso in una gabbia d’oro, tentativo disperato della dea di ristabilire il suo primato distruggendo ogni possibilità di incontrare Psiche. SECONDO ELEMENTO TIPICO DEL COMPORTAMENTO DELLA SUOCERA= affermare sempre e di continuo la sua importanza, fino quasi a ingaggiare una gara con la sfortunata che ha sposato suo figlio.

 

In un secondo momento passa a meditare vendetta nei confronti della ragazza. Proclama un bando promettendo 7 baci a chi le porterà la giovane. Una volta sotto le sue grinfie decide di affibiarle ben 4 prove per meritare nuovamente l’amore del suo rampollo ( a questo punto spezzo una lancia a favore di Venere, con le suocere moderne le prove sono infinite).

 

Prova 1: Psiche deve separare un’enorme quantità di semi in mucchi distinti a seconda della loro qualità. La ragazza riuscirà grazie all’aiuto di gentili formiche, da sempre lavoratrici instancabili. La caratteristica messa alla prova, in questo caso, è la pazienza…risulta superfluo un paragone con il ruolo della suocera, ella infatti logora incessabilmente la pazienza della nuora.

 

Prova 2: Psiche deve prendere della lana dorata da un branco di arieti poco mansueti. La sventurata viene aiutata da una canna che le consiglia di aspettare che gli animali dormano per agire indisturbata. Viene provato il coraggio della giovane…spesso quando si assaggiano le specialità culinarie della suocera ce ne vuole molto.

 

Prova 3: la giovane deve riempire una brocca con l’acqua che sgorga su una montagna altissima e liscia come il marmo. L’aiutante in questo caso è una cortese aquila che passava di lì. Venere mette alla prova la tenacia e l’ostinazione, così come ostinate e scivolose devono sembrare le lusinghe che inutilmente si propinano alle suocere, esseri spietati che fiutano le menzogne come nessun altro.

 

Prova 4: la più difficile in cui Psiche deve resistere alla curiosità e non aprire un vaso che deve portare via dall’Ade. In questo caso nessuno la può aiutare se non la sua forza di volontà, ma Psiche è molto curiosa…e fallisce. Altra importante caratteristica delle suocere è andare a sollevare proprio quei discorsi a te più sgraditi, proprio quelli che mettono in luce i tuoi difetti.

 

Per fortuna Amore si libera dalla gabbia e, in un momento di sconvolgente audacia, salva la sua amata. Inutile dire come le cose vanno poi a finire…vivono per sempre felici e contenti. Anche noi non possiamo far altro che gioire per la conclusione della favola, soprattutto se pensiamo allo sconforto della crudele Venere, sconfitta dai dolci sentimenti tra due giovani amanti.

Una delle tante prove superate dall'acheo grazie alla sua astuzia

Una delle tante prove superate dall'acheo grazie alla sua astuzia

 

Risulta impossibile inaugurare la sezione del blog dedicata ai miti antichi se non con un tributo riattualizzante alla figura del laerziade Odisseo. Nonostante le sue avventure siano narrate in un racconto epico, non ci si deve stupire dell’enorme successo riscosso da questo personaggio anche nella nostra generazione. Chi di noi non ha ammirato le sue gesta? Chi può affermare di non aver mai provato invidia per la sua mente acuta e il suo successo con il gentil sesso?

 

Nel descriverlo Omero utilizza diversi epiteti, ossia caratterizzazioni aggettivali ricorrenti (ad esempio laerziade, cioè figlio di Laerte). Questa tecnica permette di memorizzare con facilità quelle che furono le peculitarità di Ulisse e di affezionarcisi. Nella mente si viene a creare un personaggio dalle mille astuzie, esperto viaggiatore e con una inesauribile forza.

 

Mi è capitato di riflettere sull’insistenza con cui il narratore ci ripropone tali epiteti. Questo mi ha permesso di effettuare una interpretazione in chiave moderna di Odisseo. L’operazione è stata molto semplice: mi è bastato effettuare una ricerca in base alle caratteristiche precedentemente elencate. Elemento aggiuntivo che mi ha aiutata a giungere al mio risultato è stata la tendenza quasi ossessiva di Odisseo verso i viaggi, quasi come se fosse impossibile per lui risiedere nella sua amata Itaca.

 

Ecco il risultato….

Disturbo schizotipico di personalità:

caratteristica principale di un soggetto affetto da tale disturbo è una tendenza all’isolamento sociale, anche se gli aspetti più importanti della sindrome sono le stranezze del pensiero. Queste stranezze si concentrano su quattro temi:

  1. Sospettosità e ideazione paranoide ( tendenza a pensare che tutti complottino contro di loro) intuizioni che salvarono la vita dell’eroe greco più di una volta;

  2. Idee di riferimento (interpretazioni errate che portano a collegare eventi tra loro scollegati) come ad esempio paragonare la grotta di Polifemo al tranquillo rifugio di un pastore;

  3. Credenze bizzarre e pensiero magico (tendenza che porta a credere di poter prevedere eventi futuri) in effetti Odisseo da quando vide Tiresia senza dubbio ne fu afflitto;

  4. Esperienze percettive insolite…come ad esempio i suoi diversi dialoghi con Atena;

 

La terapia di questo disturbo è molto difficile. Può avvalersi, seppur in parte, dei farmaci neurolettici utilizzati per la schizofrenia e le altri sindromi psicotiche e di un sostegno psicoterapeutico a medio-lungo termine (da 1 a 2 anni), di tipo cognitivo-comportamentale.

Che dire di più…se non occhio ai miti??